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La presidentessa Anpi Angela Riviello...
Questa la richiesta fatta dalla presidente provinciale Anpi Angela Riviello durante la cerimonia della Liberazione a Figline e la commemorazione dei 29 Martiri la sera di martedì 6 settembre scorso. Il sindaco Matteo Biffoni ha promesso un regolamento. (Fonte http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2016/09/07/news/vietaiamo-le-piazze-di-prato-agli-antifascisti-e-ai-razzisti-1.14073630).
 
Sulla mia bacheca ieri pomeriggio commento così la notizia: “io vieterei le piazze di Prato (e anche i vicoli e pure le strade) a tutti i delinquenti: sia quelli di strada che quelli in giacca e cravatta. Amen.”.
L’amica Lia mi chiede: “Ma chi sono questi razzisti? Io non ci capisco più nulla”.
La domanda dell’amica è semplice ma molto pertinente in realtà.
Posso rispondere secondo un mio punto di vista dato che nessuno tra le istituzioni si è premurato di specificare che cosa voglia dire razzismo ai tempi della Boldrini, di Renzi, della Boschi, e pure del nostro Sindaco.
Chi sono i razzisti per la signora Angela Riviello e per il Sindaco Biffoni?
Come prima cosa va tenuto ben presente che il ricorso superficiale all’etichetta di razzista produce un’ulteriore e pericolosa conseguenza sociale.
Un effetto confermativo, cioè, che induce molti a dirsi e a farsi progressivamente intolleranti, anche al di là delle intenzioni e delle convinzioni: e proprio perché definiti tali (razzisti) da altri.
Qui, proprio qui, si gioca tutto intero il ruolo della politica.
È la politica che può svolgere una funzione di razionalizzazione e negoziazione o, all’opposto, può funzionare da irresponsabile incentivo e detonatore.
I nostri marinai ne salvano da morte certa a migliaia ogni mese, i nostri centri di assistenza ne sfamano e curano altrettanti, il nostro governo per occuparsi di loro stanzia un miliardo di euro all’anno, TANTI SOLDI sottratti a bisogni primari di molti cittadini italiani.
Nelle nostre città spesso veniamo lasciati soli a gestire il degrado causato da flussi di immigrati eccessivi e fuori controllo.
Le nostre carceri sono diventate ancora più invivibili per una criminalità di importazione senza legami con la società civile e, quindi, senza scrupoli e remore morali, purtroppo quasi impossibile da redimere.
Il problema sta a monte, ed è l’aver fatto entrare alla chetichella o alla luce del sole un numero incalcolabile di persone che potevano tranquillamente vivere a casa loro. Perché fosse anche solo per un calcolo percentuale, è logico che tra queste vi sarà sempre chi va fuori controllo ed è pronto a fare qualsiasi cosa per campare, oltre a quelli che vengono qua direttamente per farci del male.
Al Sindaco di Prato vorrei dire ciò che lui già sa: i pratesi, gli italiani non sono razzisti.
Sono stanchi piuttosto di questa invasione incontrollata causata proprio dalla politica.
E’ la politica che sta rompendo il patto sociale di una civile convivenza.
E’ lo Stato che deve dare ordine alle cose.
E’ lo Stato che non deve esacerbare le differenze tra bianchi e neri.
E’ lo Stato che deve garantire pari opportunità a bianchi e neri.
E’ lo Stato che fece passare un fatto di cronaca (morte del nigeriano Emmanuel di Fermo) come atto di guerra razziale.
E’ lo Stato che si deve fare garante dei diritti di tutti, bianchi e neri.
E’ sempre lo Stato che deve evitare di strumentalizzare ristabilendo una certa oggettività dei fatti.
E’ lo Stato che deve rimpatriare i clandestini, velocemente, trattenendo solo chi ha davvero diritto allo status di rifugiato.
Semprechè non sia già troppo tardi.
Ce la stanno mettendo tutta, ma per quanto mi riguarda non ce la faranno a farmi sentire in colpa, a farmi sentire responsabile di tragedie private e collettive nei confronti delle quali il Paese Italia e gli italiani non hanno alcuna responsabilità. Non è accettabile sentirsi fare la ramanzina “antirazzista” da chi continua a devastare mezzo mondo per il tornaconto di una cricca di potenti.
Chi sono i razzisti a Prato? E quando hanno mai manifestato in una qualsiasi piazza?
Perchè per vietare una manifestazione, bisogna che prima ci sia stata o ne sia stata fatta richiesta. E, per quanto mi ricordi, a Prato, manifestazioni di piazza razziste non ci sono ancora state….
Il vero scopo di tutte queste lacrime di coccodrillo istituzionali è magari impedire una pacata ma aperta discussione sull’immigrazione, per capire se ce la possiamo permettere e, soprattutto, se la gran parte degli italiani vuole tutto questo….
A meno che i razzisti non siano tutti quelli che hanno un’opinione differente da chi governa oggi la città e il Paese……In questo caso le “leggi antirazzismo” valgono solo in un senso?
 
Perché si tratta anche di una questione di numeri: un conto è Hassan che vende le coperte al mare (la citazione è autentica), un altro una teoria interminabile di “vu’ cumprà” di ogni etnia che non ti lascia in pace un minuto.
Un conto è l’ingegnere o il medico venuto dall’Africa o dal Medio Oriente che si “integra” e convive con la popolazione locale, disposta ad accoglierlo sotto ogni aspetto, persino quello “culturale” che è quello che oggidì infiamma più gli animi. Un altro è una massa di manodopera disposta a fare qualsiasi cosa a qualsiasi condizione, mentre tutto il cosiddetto “sindacato”, ormai arcobalenizzato e regenizzato, tace profondamente.
 
Un conto è il “matto”, lo “scemo del villaggio”, che tutti conoscono e di cui si sopportano bonariamente le stravaganze. Un altro un numero incalcolabile d’individui fuori controllo che da un momento all’altro possono farti del male.
 
Tutto questo non è “razzismo”, perché a parti invertite anche gli arabi, gli africani ed i latino-americani reagirebbero allo stesso modo. Con fastidio e una rabbia montante specialmente quando ti rendi conto che in pratica va in scena sì “il razzismo”, ma al contrario, contro gli autoctoni.
 
Questa favola degli “italiani razzisti” la può credere solo chi non ha mai messo fuori il naso dall’Italia e si sciroppa tutta la serie di “edificanti” concezioni alla moda che una certa “cultura progressista” gli ha inculcato fin dall’asilo.
 
Gli italiani non sono “razzisti” (ed anche se lo fossero sarebbe un loro diritto, ché altrove – negli Stati Uniti – è concesso questo ed altro…). Sono solo esasperati e comprensibilmente preoccupati per una situazione che non accenna a modificarsi e che subiscono passivamente, tra le difficoltà della “crisi” e il ricatto della “moralina” che qualcuno, inscalfibile da ogni problema e giudizio morale, ha pensato bene d’imporgli per controllarli e costringerli al proprio tornaconto.
Loana Fortin
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