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Non meniamo il can per l’aia. Ve lo scrivo subito: in un periodo governato dal pressappochismo e dal cialtronismo, abbiamo bisogno, urgente bisogno, di persone COMPETENTI.  Invece a mio avviso, osservando la realtà che ci circonda, oggi più che mai si assiste ad un degrado delle competenze e ad un preoccupante innalzarsi della smania di protagonismo. Una smania che spinge, anche gli incompetenti, ad occuparsi di faccende ben al di sopra della loro portata. Perchè occuparsene a tutti i costi, chiederete voi? per marcato egocentrismo,  per fame di popolarità, ma anche per la speranza di ricoprire, in futuro, chissà quali ruoli…
Quando ci si avvicina al mondo degli “aspiranti” alla popolarità ci si accorge che è un universo piuttosto variegato:
– ci sono quelle persone che divengono popolari per un talento particolare, magari sanno imboccare bene dei piccoli esemplari di tricheco;
– ci sono quelli che hanno una vena comica che esprimono in video di diverso tipo (devo dire spesso copiati da social popolari in America) e che poi pubblicano su Facebook sperando di diventare un “Francesco Sole 2, la vendetta”
;
– ci sono poi le aspiranti fashion blogger che non fanno altro che pubblicare su Instagram foto allo specchio, per mostrare l’outfit (cioè l’abbigliamento) del giorno, con l’iPhone appiccicato alla faccia (secondo me arriveranno a 70 anni senza naso);
– ci sono quelli che si fanno promotori di battaglie sociali che aspirano a qualche intervista in tv o ad ospitate in radio o a qualche comparsata sui quotidiani; vere e proprie meteore che, abbracciata la causa, assolto (quasi sempre male)  il “compito”, tornano nell’ombra dalla quale erano venute.
 
Insomma la fama per molti è questione di vita o di morte, se si può cosi dire….
La verità è che siamo affamati di COMPETENZA in un’epoca di pressapochismo e cialtronismo. 
Justin Krueger e David Dunning, due psicologi americani,  hanno stilato una ricerca interessantissima sull’incompetenza. Ma si deve a   Laurence J. Peter quello che è stato forse il primo studio approfondito sull’incompetenza. Per farvela semplice mi limito a riassumere le teorie  in tre principi piuttosto lapidari, ove il lettore potrà o non potrà riconoscere la sua quotidiana esperienza.

1. Il vero incompetente non si rende conto di esserlo (legge dell’idiota giulivo)

2. Il vero incompetente è incompetente in quasi tutto quello che fa (legge delle braccia rubate all’agricoltura)
3. Il vero incompetente fa dei danni enormi (legge di Chernobyl)

Prima legge: Il vero incompetente non si rende conto di esserlo. (legge detta “dell’idiota giulivo”)

Questa di non rendersi conto della propria condizione è una delle caratteristiche fondamentali dell’incompetente, ovvero quella di essere un idiota giulivo. La legge non richiede veramente dimostrazione: è auto-evidente. Se l’incompetente si rendesse conto di esserlo, farebbe qualcosa per migliorarsi oppure abbandonerebbe il tentativo di fare quello che fa. Invece, il vero incompetente continua allegramente nella sua azione distruttiva per se stesso e per chi gli sta intorno essendo del tutto incapace di diagnosticare la propria incompetenza. Se vogliamo, possiamo dire che l’incompetente è affetto dalla sindrome di Dunning-Kruger; i due ricercatori che hanno verificato sperimentalmente il fatto che i meno abili in qualche specifico test erano quelli che consistentemente si reputavano i più abili. Da questa legge, segue un corollario interessante e anche utile: “il vero incompetente si può riconoscere dal fatto che non ha dubbi sulla propria competenza,” o anche “il vero incompetente lo è in modo aggressivo”. Questo stesso corollario si può esprimere forme complementari come “la persona competente ha dei dubbi” e “la persona competente è disposta anche ad ascoltare le ragioni degli incompetenti”. Combinate insieme, questi corollari producono la ben nota massima “non metterti a discutere con un imbecille, chi ti sta intorno potrebbe non capire la differenza” .

Seconda legge: il vero incompetente è incompetente in tutto quello che fa (legge detta “delle braccia rubate all’agricoltura”)

Questa seconda legge fondamentale deriva dalla prima. Se l’incompetente non è in grado di determinare la propria incompetenza in un certo campo, è poco probabile che lo possa fare in altri campi. Ne consegue che la sua incompetenza è a vasto raggio e omnicomprensiva.

Non che l’incompetente non possa essere ragionevolmente competente in qualche specifico compito; posto però che questo sia semplice, ripetitivo e non richieda di adattarsi a condizioni variabili – appunto come il mestiere del contadino. In questo caso, l’incompetente può perseverare per tempi molto lunghi a fare cose anche moderatamente utili (per esempio, rivoltare la dura zolla nei campi). Oppure, può operare in cose pochissimo utili ma non dannose (per esempio timbrare i francobolli in qualche ufficio postale). Infine, può operare causando danni perlomeno circoscrivibili ad ambienti limitati (per esempio, il pusher di droga).

Nella storia umana, il vero incompetente è sopravvissuto a lungo in mestieri come quello di bracciante agricolo, dove essere intelligente e farsi delle domande sulla propria competenza è una dote sicuramente inutile, molto probabilmente negativa. In un certo senso, la competenza del contadino si esplicita proprio sull’incompetenza a fare cose che non siano ripetitive e molto semplici. Certo, non tutti i contadini erano così; ma i contadini intelligenti non erano favoriti in nessun modo. Le rivolte dei contadini di una volta erano probabilmente iniziate da persone che si facevano domande. Ma quasi sempre queste rivolte finivano male e i promotori venivano impiccati. Questo portava probabilmente a una pressione selettiva per eliminare quei contadini che si ponevano domande. Nel mondo complesso di oggi, tuttavia, le qualità che facevano un buon bracciante agricolo fanno un pessimo manager.

Terza legge: l’incompetente è la persona più pericolosa che esista (detta “la legge di Chernobyl”)

Questo effetto micidiale dell’incompetenza deriva da una combinazione delle leggi precedenti. Il fatto che l’incompetente riesca spesso a mascherare bene la propria incompetenza (prima legge) fa si che venga promosso a livelli anche molto alti nelle amministrazioni pubbliche, come pure in quelle private. A questo livello, sono necessarie capacità adattative che il vero incompetente non possiede (seconda legge) e che cominciano a rivelarsi anche pubblicamente. Ne segue la terza legge che fa si che l’incompetente sia in grado di fare danni immensi.

La legge deriva dall’esperienza di Chernobyl, dove un incompetente o un gruppo degli stessi si è messo (o si sono messi) a fare “esperimenti” con una centrale nucleare. Cosa che non è bene fare in generale, ma soprattutto non è bene che sia fatta da degli incompetenti. D’altra parte, l’esperienza di Chernobyl ci dimostra anche un ulteriore corollario delle tre leggi dell’incompetenza; ovvero che “gli incompetenti sono presenti ovunque” che, alla fine dei conti, è un caso particolare della legge di base di Murphy, ovvero “Se qualcosa può andar male, andrà male sicuramente”. Applicate al caso di Chernobyl, queste leggi spiegano molte cose – incluso il fatto che non esisterà mai una centrale nucleare “incompetent-proof”.

L’incompetenza è la mancanza di conoscenze ed abilità in un determinato campo di azione. Professionalmente l’incompetente è colui che non ha le conoscenze adatte o sufficienti a praticare un compito o un tipo di attività lavorativa. Negli ultimi anni per indicare la capacità di svolgere un compito è utilizzato anche il termine inglese “skill” (più o meno “capacità”, “abilità”, “perizia”): l’individuo incompetente è indicato quindi come “unskilled”.
Un fenomeno socialmente rilevante, soprattutto nell’era di internet nella quale praticamente chiunque può diffondere la propria opinione in qualsiasi campo della conoscenza umana: l’incompetenza diventa ancora più rischiosa quando non è consapevole e credersi competente è probabilmente più rischioso dell’essere incompetente.
Il processo mentale dell'”incompetenza inconsapevole” è stato studiato da Justin Krueger e David Dunning, due psicologi americani, che hanno stilato una ricerca interessantissima e poi ripreso diverse volte visto l’argomento interessante.
La mancanza di coscienza delle propria impreparazione è diffusissima e si mescola con altri lati della personalità individuale: l’ignoranza, la presunzione, la negligenza e tanto altro.
Possiamo notare comportamenti simili quotidianamente, tanto su internet quanto nella vita di ogni giorno.
Episodi di ignoranza (che non è limitata all’aspetto puramente culturale, l’ignorante culturale è quasi sempre un ignorante sociale) ne vediamo quotidianamente.

La competenza, l’analisi seria dei fatti, l’obiettività e la mancanza di pregiudizi possono condizionare in senso positivo le nostre opinioni e persino la vita.
La competenza è per tutti, chiunque può diventare competente ma non è possibile improvvisare, un principiante non sarà mai competente ma resta un dilettante. Bisogna quindi scartare le informazioni false, inutili, non leali.

Se voglio “appassionarmi” alla politica e al governo della polis non devo “cercare su internet” ma studiare (tanto) sui testi appositi,  frequentare convegni, conferenze, osservare ed apprendere, provare le mie conoscenze e solo così potrò dire di essere competente, in caso contrario sono un ciarlatano, non sarò competente ma avrò conoscenze incomplete, disorganizzate e quindi inutili.

Servirebbe quindi semplicemente una presa di coscienza: rendersi conto di essere incompetenti in un determinato ambito (e non c’è niente di male) e che la realtà è molto differente dalle credenze personali ed affidarsi per questo a chi ne ha competenza ed a chi ha studiato la materia trattata.
La presa di coscienza è un’iniziativa individuale, personale e per questo è fondamentale che chi sparge le proprie opinioni sul web o sul territorio una coscienza ce l’abbia…e vi garantisco che non è sempre così.

 

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