Utenti Internet a quota quattro miliardi nel 2020 Paesi emergenti sotto l’incudine delle minacce informatiche

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Un recente rapporto di Microsoft, intitolato “Measuring the Impact of Policy on Global Cybersecurity“, ha fatto il punto sulla prevista diffusione della Rete sul pianeta alla fine di questo decennio. Gli internauti alla fine del 2020 raddoppieranno a circa quattro miliardi e la crescita più sostenuta nei prossimi sette anni si registrerà in Cina, India e nel continente africano.

Lo studio ha approfondito in particolare il tema della sicurezza confermando come le minacce informatiche avranno un’ulteriore evoluzione e richiederanno ai singoli governi interventi più mirati e concreti (in termini di educazione al fenomeno, piani di prevenzione e altro) rispetto al recente passato. Con l’obiettivo non marginale di definire con più precisione l’impatto di tutte le politiche intraprese in materia di security.
Allo stato attuale i Paesi in cui ci sono più computer, reti a banda larga ed è garantita una maggiore stabilità a livello socio economico sono anche quelli con il minor tasso di infezione da malware; nelle aree dove invece il tasso di alfabetizzazione è limitato e le connessioni sono precarie e di scarso livello abbondano virus e pirateria.

Secondo Microsoft, e questi sono i dati a cui fare riferimento, i Paesi emergenti evidenziano in media una diffusione tre volte maggiore di malware rispetto a quelli più avanzati e una penetrazione della pirateria che raggiunge il 68 per cento. Meno del 10 per cento delle nazioni in via di sviluppo, inoltre, ha firmato trattati internazionali o codici di condotta sulla criminalità informatica. Oltre la metà dei Paesi che denunciano i livelli più preoccupanti in fatto di sicurezza cybernetica appartengono infine all’area medio orientale e all’Africa.

 

ilsole24ore.it

«Mi prendo una vacanza da Facebook» Due terzi degli utenti negli Usa ha dichiarato di voler fare una pausa dal social network. «Inutile, e fa perdere tempo»

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MILANO – «Che noia, che barba, che barba, che noia»: Facebook piace sempre meno, soprattutto ai giovanissimi. La causa principale: disinteresse. Sta facendo discutere, in questi giorni, lo studio dello statunitense Pew Research Center, autorevole istituto privato di studi politici, economici e sociali. Almeno due terzi degli utenti (negli Usa) hanno già preso una pausa di più settimane da Facebook. Di più: un quinto degli iscritti ha abbandonato definitivamente il social network. Mark Zuckerberg deve preoccuparsi?

VACANZA DA FACEBOOK – Non solo in Borsa Facebook mostra segni di stanchezza: se con i suoi circa un miliardo di utenti al mese Facebook resta ancora il social network più popolato e famoso al mondo, la passione degli iscritti va scemando. Questo, in sostanza, il sunto dell’ultima ricerca del think tank di Washington. Chi abbandona o trascorre sempre meno ore su Facebook (scegliendo altri network sociali) sono soprattutto i giovani. Nel dettaglio: il sondaggio condotto nel mese di dicembre negli Stati Uniti ha evidenziato che il 61% degli utenti si concede pause anche nell’ordine di più settimane prima di tornare sul sito. I motivi? Circa un quinto di loro si è detto troppo occupato, il 10% non è interessato oppure non trova quel che gli interessa o ancora lo reputa una perdita di tempo.

«COMMENTI STUPIDI» – Gli utenti si sono detti annoiati dai «commenti stupidi», infastiditi dall’eccesso di informazioni inutili, dai tanti pettegolezzi, dalle foto che ritraggono ogni sorta di cibo o hanno semplicemente ammesso di avere degli «amici rimbambiti». Altri hanno rinunciato a Facebook perché, attraverso la rete sociale, hanno riscontrato difficoltà con la loro vita amorosa. Un dato su tutti: uno statunitense su cinque con un accesso a Internet, ha detto addio per sempre a Facebook. Anche qui, spiega Pew, le cause sono sempre le stesse: mancanza d’interesse a un’interazione sociale e ai problemi degli altri, preoccupazioni riguardanti la privacy e perdita di tempo.

CHI ESCE, CHI RESTA – Malgrado questo, gli analisti del Pew Research Center hanno evidenziato come appena il 4% degli utenti sia seriamente preoccupato dai problemi legati alla privacy, mentre solo l’1% dichiara di non condividere aspetti della propria vita personale sulla piattaforma online. Il 2%, inoltre, nonostante sia in possesso di un profilo Facebook ha dichiarato di preferire la comunicazione di persona. Altri numeri: il 28 per cento ha confessato che nell’ultimo anno Facebook, per loro, è diventato meno importante. Per un dodici per cento, invece, Facebook è diventato più importante. Circa due terzi degli attuali utenti di Facebook ha spiegato di voler passare quest’anno lo stesso numero di ore sul social come nel 2012.

CRESCE LA FREQUENZA – Nel frattempo ci sono numerose novità nelle abitudini di socialità virtuale dei teenager; emergono nuovi nomi come Tumblr e Snapchat, per esempio. E poi Twitter, Instagram. Presentando i numeri dell’ultima trimestrale a fine gennaio, era stato lo stesso colosso Facebook a mettere in guardia dal fuggi fuggi dei giovani. Va detto che nel quarto trimestre 2012 i ricavi sono aumentati del 40% a 1,59 miliardi di dollari, mentre l’utile netto è sceso del 79% a 64 milioni. Aumenta però la frequenza delle visite. Per la prima volta in assoluto, il numero di utenti attivi quotidianamente su smartphone ha superato quelli incollati allo schermo del pc. Quegli utenti che non hanno abbandonato Facebook, e che hanno usato attivamente il loro profilo ogni mese, sono cresciuti a quota 1,06 miliardi (618 milioni al giorno).

I MIGLIORI ANNI – Stando all’analisi fatta dal portale tecnologico Cnet, i numeri indicano che Facebook sta diventando sempre più irrilevante. A farne le spese è innanzitutto il fattore intrattenimento. Già da qualche tempo si specula sul fatto che gli anni migliori per Facebook siano oramai passati. Ricordiamo: il 4 febbraio scorso Facebook ha compiuto 9 anni. Viene da chiedersi: Mark Zuckerberg deve preoccuparsi? Non proprio. Certo, la distanza con gli altri competitor nel mondo dei social è ancora ampia, tuttavia, gli esempi nel passato hanno dimostrato che si fa presto a scomparire. Cinque anni fa non avremmo mai immaginato il Web senza MySpace. Riusciamo a immaginare un mondo fra cinque anni senza Facebook?

 

corriere.it

Farsi prestare contanti da uno sconosciuto Apple ha depositato un brevetto per una app che trasforma chiunque in un potenziale bancomat da cercare con iPhone

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MILANO – In attesa che l’abbandono del contante rivoluzioni davvero le nostre vite, quando si resta senza spiccioli e banconote nel portafoglio spesso riuscire a fare un acquisto diventa una missione impossibile. Un giornale in edicola, il biglietto del bus, una colazione al bar dopo un lungo viaggio verso il lavoro: cosa accadrebbe se la persona accanto a noi al bancone potesse prestarci la cifra mancante, e noi potessimo restituirla in tempo reale grazie a una transazione bancaria automatica? È proprio dietro a questo concetto che ha lavorato Apple depositando un brevetto oggi reso pubblico per una applicazione che potrebbe trasformare in uno sportello bancomat in crowdsourcing chi la scarica. Mettendo in contatto benefattori e bisognosi di aiuto, grazie agli smartphone.

IL BANCOMAT È MOBILE – Il sistema dovrebbe funzionare così: chi ha scaricato l’applicazione sul proprio iPhone entra a far parte della rete dei bancomat umani in mobilità, ma anche dei potenziali correntisti intenzionati a fare un prelievo. Il servizio prevede che chi necessita del contante si rivolga al suo telefono, che in automatico avvertirà chi si trova nelle vicinanze ed è disponibile. Il potenziale donatore riceverà un messaggio sulla presenza di una richiesta di contante nei paraggi, in cui verrà specificato anche la cifra da fornire. Solo se questi accetterà, chi ha bisogno di soldi riceverà un’allerta e la posizione esatta del suo bancomat mobile, che raggiungerà per ricevere le banconote richieste. Il tutto usando la rete telefonica, il Gps per la geolocalizzazione, e il collaudato sistema di applicazioni di iPhone.

IL PAGAMENTO – Come si legge nei termini tecnici delbrevetto depositato da Apple, pubblicati a fine gennaio dall’US Patent & Trade Office, l’ufficio brevetti statunitense, ma richiesti già nel 2011 dall’azienda di Cupertino, la «rete di dispensatori di contante ad-hoc» potrebbe basarsi per le transazioni sugli account di iTunes, su cui versare (e da cui prelevare) le cifre prestate e gli oneri del servizio. Perché ovviamente ci sarebbe una tassa, gli interessi diciamo, che in questo caso si dividerebbero in due: in parte a chi dispensa il denaro, il resto direttamente a Apple. Se la somma richiesta è di 50 dollari, chi presta ne riceverà 53 sul proprio account di iTunes mentre Apple ne preleverà altri 5 dall’account di chi ha richiesto e ottenuto il prestito in contante.

PRIVACY E SICUREZZA – Non è ancora chiaro in che modo l’applicazione lavorerà, anche graficamente: alcune fonti parlano di una mappa, da visualizzare sul proprio smartphone, in cui con piccole stelline vengono segnati tutti i benefattori nelle vicinanze (con la relativa affidabilità creata nel tempo). E se per chi aderisce al servizio l’incentivo di poter incassare qualche dollaro in più per la transazione effettuata potrebbe funzionare da leva per aderire al servizio, resta l’altra faccia della medaglia, ovvero la mancanza di privacy di tale progetto. Chi scarica l’applicazione potrebbe infatti venire localizzato e far parte di una rete di “possessori di denaro contante” che scatena gli appetiti dei ladri. Ma è ancora troppo presto per capire in che modo Apple deciderà di proteggere i suoi utenti.

 

corriere.it

Nuovo attacco informatico agli Usa, questa volta tocca alla Federal Reserve

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NEW YORK – Anche la Federal Reserve può essere vittima di attacchi cibernetici di successo. La Banca centrale americana ha ammesso ieri notte che la sicurezza dei suoi sistemi di computer è stata violata da gruppi di hacker. «Siamo consci che sono state ottenute informazioni sfruttando la temporanea vulnerabilità di un sito – ha affermato un portavoce della sede di Richmond della Fed – Il problema è stato risolto rapidamente, non rappresenta più una minaccia e non ha colpito operazioni di importanza critica del sistema della Federal Reserve».

Nessuna indicazione è stata tuttavia offerta sulla natura delle informazioni che sono state rubate dai pirati di Internet. L’ammissione della Fed è giunta dopo che domenica il gruppo Anonymous aveva rivendicato di essere riuscito a fare irruzione nei computer della Fed e ad accedere a informazioni relative a 4mila banchieri.

La vulnerabilità dei sistemi informatici governativi e il rischio del cyber-terrorismo sono al centro di crescenti preoccupazioni negli Stati Uniti e sono considerate una delle maggiori sfide di sicurezza nazionale per i prossimi anni. Di recente le reti di computer di grandi mass media statunitensi quali il New York Times e il Wall Street Journal sono state a loro volta attaccate da hacker e il sospetto è che in questo caso siano coinvolte le autorità cinesi.

 

ilsole24ore.it

Web nel mirino della Finanza: oscurati oltre 4mila siti di giochi non autorizzati Nel 2012 le Fiamme gialle hanno inoltre sequestrato 45 piattaforme online, utilizzate per il commercio di farmaci e prodotti contraffatti o per consentire il download di software. Su 9.151 controlli, il 35% ha portato all’accertamento di irregolarità

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Giochi Online

Il gioco illegale in rete finisce nel mirino della guardia di finanza, che nel 2012 ha oscurato 4.297 siti in collaborazione con l’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato perché proponevano giochi non autorizzati. Non solo: le fiamme gialle lo scorso anno hanno sequestrato e bloccato l’accesso a 45 piattaforme web illecite, utilizzate per il commercio di farmaci e prodotti contraffatti o per consentire agli utenti il download illegale di software, giochi e prodotti multimediali. ”I negozi virtuali in internet sono sempre più il veicolo per smerciare prodotti offerti spesso a prezzi vantaggiosi e spacciati come provenienti da mercati paralleli – si legge nel bilancio dei finanzieri – truffando clienti inconsapevoli e convinti di aver concluso un buon affare”.

Nello stesso periodo le Fiamme gialle  hanno eseguito 9.151 controlli, 3.164 dei quali (il 35%) ha portato all’accertamento di irregolarità: 10.117 i responsabili di violazioni di varia natura, dai reati informatici alle truffe, dall’esercizio abusivo di giochi e scommesse alla mancata applicazione del divieto di gioco ai minori. Sequestrati inoltre 2.683 videogiochi e apparecchi irregolari e individuato 1.555 punti raccolta di scommesse clandestine. Software e hardware che alterano la trasmissione telematica dei dati, radiocomandi o combinazioni di tasti che attivano modalità di gioco illegali sono tra i sistemi di frode utilizzati: “Tutti casi – sottolineano gli investigatori – in cui a rimetterci non è soltanto lo Stato, ma soprattutto i giocatori che non hanno alcuna garanzia sulla regolarità del gioco e sulle possibilità di vincita, a vantaggio esclusivo di soggetti che, in alcuni casi, le indagini hanno dimostrato essere legati alla criminalità organizzata”.

 

ilfattoquotidiano.it

250mila account a rischio: Twitter sotto attacco hacker L’uccellino di Twitter sotto l’attacco degli hacker inizia a vacillare. Chi ci sia dietro l’incuriosne (Anonymous o i cinesi?) per il momento non si sa

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Gli hacker hanno attaccato Twitter. Un assalto molto simile a quello con cui di recente sono state colpite importanti testate giornalistiche occidentali, da ultimo i quotidiani americani New York Times e Wall Street Journal.

Sebbene almeno uno degli attacchi sia stato bloccato proprio mentre era in corso, i pirati informatici potrebbero comunque essere riusciti ad avere accesso a identità, password, indirizzi e-mail e altri dati relativi agli utenti, 250mila dei quali come minimo sono pertanto a rischio.

Il portavoce del social network Jim Prosser ha assicurato che, a titolo di “misura precauzionale”, le password interessate sono state così criptate o direttamente annullate, e messaggi di avvertimento sono in corso di notifica ai diversi interessati. “Gli assalitori erano estremamente sofisticati – ha sottolineato il direttore della sicurezza della società titolare, Bob Lord – non è stata opera di dilettanti nè riteniamo si sia trattato di un incidente isolato”. Lord crede, anzi, che “altre compagnie e organizzazioni siano state attaccate in tempi recenti con modalità analoghe”. Massimo riserbo è stato, tuttavia, tenuto sulle possibili origini e sulle metodologie impiegate nei cyber assalti, a differenza delle aperte denunce formulate per esempio dai due giornali americani, che hanno puntato il dito contro la Cina e il suo regime. Il social network, si è limitato ad assicurare Prosser, sta collaborando attivamente con l’amministrazione di Washington e con le sue agenzie investigative per rintracciare i responsabili delle incursioni on line.

Non è la prima volta  in cui Twitter, che il mese scorso annunciò di aver raggiunto un numero globale di non meno di 200 milioni di utenti attivi dei propri servizi, finisce nel mirino degli hacker. Nel 2010 dovette, infatti, acconsentire con il governo degli Stati Uniti a sottoporsi per dieci anni a sistematiche revisioni dei suoi sistemi di tutela della privacy, proprio per non aver saputo salvaguardare le informazioni personali degli iscritti.

 

ilgiornale.it

StM trasforma tablet e smartphone in videoproiettori tascabili L’ad Bozotti: “Nel 2013 cresceremo più del mercato”

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StMicroelectronics è una società difficile da spiegare ma molti dei suoi prodotti, che possono essere identificati come semiconduttori e microchip,  alla base delle più recenti innovazioni nel campo della telefonia mobile e dei servizi avanzati, ad esempio nel settore automotive. I numeri sono spesso impressionanti: 200 milioni di vetture equipaggiate con la sua tecnologia, 1 miliardo di chip mems venduti come controller per touch screen e 60 milioni di controller vocali per telefoni cellulari. Numeri che però ieri non sono bastati ad evitare il rosso dei conti.

La società ha archiviato il 2012 con una perdita di 1,16 miliardi di dollari, ben superiore a quanto previsto dagli analisti, a causa delle pesanti svalutazioni che ha dovuto fare. E se  l’esercizio precedente si era chiuso con un utile netto di 650 milioni nel 2012 la perdita per azione è risultata pari a 1,31 dollari mentre le stime erano per soli 31 centesimi. E il fatturato è sceso del 12,8% a 8,49 miliardi. Una dinamica  in linea con le previsioni, determinata soprattutto dalla contrazione dei volumi. “Il problema -ha precisato l’ad Carlo Bozotti- è che quello che nel 2008 era il nostro miglior cliente con una quota di mercato del 22%, ossia Nokia, ha tagliato gli ordini per un miliardo di fatturato”.

Il risultato è che il disastro di Nokia ha pesato duramente sui conti di StM e ha anche decretato lo scioglimento della joint venture St Ericsson. Su questo fronte i dettagli sono pochi. “Di certo – ha aggiunto Bozotti- la società verrà sciolta entro il terzo trimestre di quest’anno e, a seconda della modalità che verrà scelta il costo per noi sarà dai 200 ai 500 milioni di dollari”. Un costo pesante per la società di seminconduttori italo francese che però presenterà a fine mese al 3Gsm di Barcellona, la maggiore fiera mondiale per quanto riguarda la telefonia cellulare, una particolare novità. Ossia un chip capace di trasformare un normale smartphone o tablet in un videoproiettore portatile.

Ovviamente si tratta di una dimostrazione e ancora non si sa quale sarà il fortunato smartphone (Samsung, Apple o magari Nokia) prescelto per la dimostrazione. Il chip, che oltre ad essere grande come una monetina consuma anche poca batteria, sarà pronto per la vendita in larghi volumi solo nel 2014.

Quanto ai conti la società è riuscita a far fronte alle perdite grazie alla cassa. StM infatti è una società senza debiti con oltre un miliardo di dollari cash, da cui saranno attinti anche i fondi per il dividendo che sarà staccato nel 2013 anche se l’entità della somma si conoscerà soltanto un mese prima dell’assemblea degli azionisti prevista per maggio. Per St Ericsson, costata nel 2012 a StM 350 milioni di dollari, si prospetta una vendita “assistita” e tra i compratori potrebbe anche figurare Samsung. Una volta sistemata la dispendiosa joint venture, fallita come già detto anche a causa dei problemi registrati da Nokia, StM si attende un 2013 in crescita. “Rispetto a un mercato che crescerà di circa il 4% – ha spiegato Bozotti- noi pensiamo di crescere un 50% in più”.

E con 2,4 miliardi di dollari investiti in ricerca e sviluppo i nuovi chip, che permetteranno a tablet, smartphone, autovetture e altri prodotti elettronici di largo consumo di fare significativi passi avanti nelle funzionalità avanzate, certamente non mancheranno. Presto infatti sui tablet, sempre grazie alla ricerca di StM, si potrà scrivere con una normale penna o matita come su un quaderno di carta.

 

ilgiornale.it

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