Segnali di islamizzazione in Europa.

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Dalla liberale Olanda una tra le notizie più preoccupanti che potevamo leggere in questi tempi: il divieto dell’uso della minigonna (come da circolare ministeriale) in un sobborgo ad alta densità di musulmani. La progressista e liberale Olanda che si piega, volontariamente, all’islamizzazione. Qualche settimana fa è stata inviata via mail alle dipendenti pubbliche del distretto olandese una circolare in cui si diceva che le donne che stanno allo sportello «non devono indossare una gonna o un vestito che arrivino sopra il ginocchio» e che «gli stivali al ginocchio sono inappropriati durante il lavoro al banco». La mail – si è saputo dopo – era stata scritta da una dirigente del personale e, secondo alcuni giornali, conteneva anche la minaccia di provvedimenti amministrativi per chi avesse violato il codice di abbigliamento

Giorno dopo giorno i segnali dell’islamizzazione, in Europa, sono evidenti e preoccupanti. Nessuno ci chiede di rinunciare a nulla ma volontariamente l’europeo e quindi anche l’italiano fa a gara, quotidianamente, per reprimere le conquiste di democraticità e libertà che ci contraddistinguono. Retrocediamo su quello che abbiamo conquistato per lasciar campo al “nemico”. Un rapido excursus su quello che abbiamo già rinnegato? Il Natale col presepe relegato nei sottoscala; le benedizioni pasquali abolite nelle scuole; i menu delle mense adeguate ai bisogni degli islamici; i crocefissi banditi dalle scuole e dagli uffici pubblici; il silenzio delle femministe sulle violenze degli immigrati di Colonia; il divieto delle minigonne. Una cultura, quella islamica, che in molti casi ha con la donna una relazione offensiva, lesiva dei diritti, barbara. Come si può scindere le violenze di Colonia dagli stupri di Boko Haram, dalle violenze dell’Isis, dalle schiave Yazide e dall’imposizione del burqa? Non si può. Sono principi e modi di comportamento che superano le barriere e arrivano sulle nostre coste. Immutati. E poi si manifestano nelle nostre strade, nelle nostre periferie.

Mai arretrare, se no finisce che la paura di offendere l’altro ti porta a offendere i tuoi stessi principi. Non è questa la risposta che deve dare una società multiculturale, specie la liberissima Olanda. A preoccuparsi di integrarsi deve essere lo straniero e non un intero popolo ad adattarsi ai desideri di chi sbarca in Occidente.

Persino io che mi professo agnostica sono incazzata coi cattolici. Quei cattolici al-passo-coi-tempi che stanno spazzando via il cristianesimo in nome del politicamente corretto. Senza il cristianesimo non esiste il concetto di persona, che infatti l’islam ignora. La nostra corazza interiore è diventata di carta velina, e le nostre convinzioni un blablabla di libertà e di tolleranza senza spina dorsale e senza pietre angolari. La tolleranza è diventata la maschera sotto la quale alberga il niente. Niente Natale, nè Pasqua, niente Occidente, né Oriente, ma solo prima il vuoto e poi la tomba.Eppure senza memoria di chi siamo, da dove siamo venuti, di quella croce e della tomba vuota, moriremo tutti. E non sapremo, al termine di questa vita, se Dio ci accoglierà nel suo Paradiso dato che noi cristiani tutti, prelati in testa, ci siamo vergognati di Lui al punto da rinnegarlo. Se è vero quanto dice il Vangelo verremo spazzati via, ignorati alla Sua grazia perchè anche Lui, al momento di giudicarci, si vergognerà di noi. Nemmeno questo vi fa riflettere? Nemmeno le parole stesse del Gesù che seguite, amate e del quale professate la fede vi spinge ad essere coraggiosi? Nemmeno la promessa di un Paradiso che vi sarà negato vi fa tremare?

Da dove viene la capacità di resistere al male? Dall’organizzazione, dalla professionalità di forze dell’ordine e servizi segreti. Tutto vero. Ma senza quella cosa impalpabile ma più reale delle ossa, che è la forza spirituale,  noi perderemo perché abbiamo già perso noi stessi e la nostra identità. Senza coltivare con delicatezza e severità in noi e nei nostri figli e nipoti quella che la cultura greca, latina e poi cristiana chiama anima, non ci sarà partita. Ci potranno essere strategie meravigliosamente repressive come il divieto della minigonna o, all’opposto, stupidamente buoniste come la negazione della benedizione pasquale o del presepe, ma non avremo gli occhi di tigre di coloro che amano qualcosa che è più grande dei loro piccoli e grandi interessi di denaro, di potere e di piacere, e il cui nome ciascuno può cercare nel crepuscolo della coscienza, e che per i nostri popoli europei per due millenni somigliava all’alba della Pasqua.

Occorre oggi più che mai, accanto ai doverosi appelli alla coesione europea e alle alleanze di civiltà, si dica anche chi siamo, chi sono nostro padre è nostra madre. Basta che l’Europa che ha scelto come capitale Strasburgo guardi a quale significato sta appesa la civiltà e la cultura, la vita stessa di quella città travolta da guerre intra-europee ma sempre risorta: ed è la sua cattedrale, sono le croci che cospargono campagne e paesi, metropoli e borghi del Continente dalla Lapponia a Creta e Malta. È la croce. Non simbolo di un supplizio ma di Uno che ci ha amato ed è risorto.Si può credere o no, ma se al pieno spirituale orrendo dell’islam nella sua fase assassina non sarà il relativismo malinconico o gaudente a darci la forza di resistere, che fascino ha? Ha il sapore snobistico e fintamente esistenzialista dell’ultima sigaretta. C’è bisogno di una ripresa drammatica della tradizione, non come museo di valori da lucidare, ma che grazie a testimoni credibili rifiorisca come per miracolo.

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Le vittime della Legge Nera. La strage di Lahore.

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Nel giorno della Resurrezione. Una carneficina di 72 innocenti tra cui oltre 50 sono, non a caso, padri, madri e bimbi appartenenti a quella minuscola e indifesa comunità cristiana che in Pakistan rappresenta il 4% di una popolazione in larga parte musulmana.

Per capire l’origine di questo massacro dobbiamo andare al 2 marzo scorso quando l’arcivescovo di Karachi Joseph Coutts accompagna in Vaticano il responsabile del dicastero per gli Affari Religiosi Sardar Muhammad Yousaf e Kamran Michael, l’unico esponente cristiano del governo di Islamabad. I due ministri devono incontrare Papa Francesco e consegnargli l’invito a far visita al Pakistan affidato loro dal premier Nawaz Sharif. Il premier pakistano Sharif invita il Papa in Pakistan. Cercando di mettere un freno alle persecuzioni che colpiscono le comunità cristiane dal 1986, anno in cui entra in vigore la famigerata Legge Nera. E’ l’articolo 295c introdotto nel codice penale pachistano.

La legge nera ha causato esecuzioni extragiudiziali e condanne di innocenti. E’ un’arma letale nelle mani dei radicali islamici e viene continuamente usata per fini del tutto diversi da quelli per cui era nata. La famigerata «legge di blasfemia» (tre articoli del Codice penale che puniscono il vilipendio all’islam, al Corano, al profeta Maometto) tiene banco in Pakistan e continua e mietere vittime. Da quando gli europei sono diventati i dominatori del mondo, i musulmani non hanno mai accettato la civiltà occidentale: la subivano digrignando i denti. Poi un giorno si sono svegliati e, ricordando la loro gloria passata, è nato un movimento per tornare alle origini. Sono stati gli imam e gli intellettuali a mettere in moto il processo. L’integralista Arabia Saudita ha così riempito l’ Europa di predicatori che hanno propagandato fra i giovani il compito di distruggere l’Occidente.

E poi hanno dato loro soldi e armi. Quando sono state fatte saltare le Torri gemelle, da tutto l’islam si è alzato un grido di esultanza, perché anche fra i musulmani moderati c’è ammirazione per i guerrieri di Allah. E quando gli americani,  hanno abbattuto i regimi laici, le bande jihadiste sono andate al potere con massacri paurosi. Poi si sono infiltrati dappertutto anche in Europa, protetti dalle nostre leggi liberali, mentre l’Ue imbelle non capiva e neppure creava (non capisce e neppure oggi crea) un proprio esercito e un’unica polizia di frontiera.

Come nei primi secoli dopo Cristo la storia si ripete. Storia  fatta di corsi e ricorsi. Di fatti già vissuti ma dai quali le generazioni non hanno imparato un bel niente. I Cristiani sono ancora oggi perseguitati, trucidati e probabilmente, in certi Paesi sono costretti a nascondersi per poter continuare a professare la loro religione. Nei secoli che ci hanno preceduto ci sono già stati tentativi importanti di affossare il cristianesimo. Ma la religione si è sempre salvata per la determinazione e per l’amore in Gesù Cristo. Per i martiri, il sangue  dei quali la nostra Storia è macchiata.

Quale sarà il destino dell’Europa se vorrà scampare alla furia dei terroristi islamici? Ci sarà chi sarà costretto a rinnegare la propria fede? Le Chiese cattoliche verranno abbattute e con esse le nostre tradizioni? Se non sarà messo un freno a questo stato di terrore e al fondamentalismo, possiamo  già vederlo tutti questo futuro. E non mi pare così roseo. Non è roseo nella misura in cui i cristiani di oggi non hanno più la fede salda di duemila anni fa. Non ci sono più uomini di fede santi, pronti liberamente a morire per la fede che professano. La nostra religione cristiana cattolica è una misera risciacquatura di piatti se messa in confronto al fervore delle prime comunità cristiane. Se le tradizioni non si fortificheranno, se i pastori che ci guidano non diventeranno per noi veri condottieri, saldi nella loro fede, i cristiani soccomberanno. Soccomberanno per la nostra codardia.

Un’agnostica.

I giorni del terrore.

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Non solo l’Europa. Tutto il mondo è in preda del terrore. Quello sparso dai fondamentalisti.

I figli di Allah. Non fanno mistero di volerci invadere. Conquistare. Annientare. Rimpiazzare la loro legge, la loro religione, la loro cultura con la nostra. Non ne fanno mistero.

Una giornata, quella di ieri della strage a Bruxelles, come altre in cui abbiamo imparato che i nostri Governi sono incapaci e noi sudditi sempre più soli.

Solo come hashtag (perchè di mettere il piede in chiesa non se ne parla proprio) si moltiplicano appelli alle preghiere per le città messe in ginocchio dal terrorismo. Ma tant’è. Fa figo. Fa social. Fa community. Bontà a profusione da parte di chi, magari, poi, cancella benedizioni pasquali e presepi o feste di natale. Gli stessi ferventi cattolici che tolgono i crocefissi dalle scuole. Che calpestano le proprie tradizioni e si riscoprono cristiani quando muore in maniera tragica qualcuno. Una religione a comando la nostra. Dio serve e Dio non serve. Come Allah o come altre divinità. Ognuno rivendica il primato del proprio Dio, della propria religione. Tutti tranne i cristiani. I cristiani piegano la testa di fronte a chi urla di più. Non difendiamo niente come popolo: nè i nostri confini, nè la nostra cultura, nè la nostra arte, nè la nostra religione.

Non abbiamo nè mezzi, nè idee per contrastare questo terrorismo, diciamoci la verità. Immobili, inermi, incapaci di reagire perché pur di non farci accusare di razzismo preferiamo farci ammazzare, annientare, conquistare. Che ci considerino pure idioti e autolesionisti, ma sia mai che qualcuno possa pensare che siamo politicamente scorretti.

Noi non siamo i razzisti. Siamo le vittime del razzismo. Vittime di coloro che ammazzano per ribadire che la loro religione è superiore alla nostra. Che fanno stragi in nome del LORO Dio, superiore al nostro. Che ci vogliono inculcare la loro cultura e tradizioni perchè migliori delle nostre. E ci minacciano, ci spaventano per indurci a convertirci alle loro leggi più divine delle nostre. Chi è razzista allora?

Bisogna scegliere da che parte stare.